La posta in gioco principale nella disputa Google contro SerpApi: la fine dello scraping sui motori di ricerca?

Il 19 dicembre 2025, un passaggio cruciale ha scosso il mondo della SEO e della raccolta dati online. Google, il gigante indiscusso della ricerca online, ha avviato un’azione legale contro SerpApi, uno dei principali fornitori di API per l’accesso automatico ai risultati di ricerca. Il motivo? Una chiara violazione dei diritti di proprietà intellettuale e una pratica considerata “parassitaria”, secondo il gigante di Mountain View. Questa causa non è solo una semplice controversia legale; simboleggia un profondo cambiamento nel modo in cui i dati provenienti dai motori di ricerca possono essere utilizzati. Con migliaia di aziende e ricercatori che si affidano a queste API per analizzare il web in tempo reale, questo confronto potrebbe riscrivere le carte in tavola. Con Google che segnala un’esplosione nei volumi di scraping, raggiungendo centinaia di milioni di query giornaliere, l’intero modello economico basato sul recupero di massa dei risultati è ora sotto pressione. Alla base di tutto ciò c’è una battaglia per il futuro del settore, tra innovazione aperta e controllo rigoroso. La domanda centrale che emerge è: fino a che punto possiamo continuare a sfruttare liberamente questi dati, in un contesto di tensione tra diritti e misure di sicurezza?

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Un modello economico contestato: quando lo scraping si trasforma in sfruttamento abusivo.

Le accuse di Google contro SerpApi attaccano direttamente la natura stessa del suo modello di business. Non solo il numero di richieste inviate – una crescita esponenziale del 25.000% in due anni – è il loro metodo operativo a essere problematico. L’azienda è accusata di utilizzare reti proxy per aggirare misure di sicurezza come i CAPTCHA e SearchGuard, una tecnologia per il rilevamento automatico di comportamenti sospetti. Bombardando il motore di ricerca con queste richieste automatiche, SerpApi non si limita a recuperare pochi risultati, ma estrae una quantità colossale di dati, inclusi dati protetti da licenze o proprietà intellettuale. Questo massiccio saccheggio, che garantisce l’accesso ai contenuti in tempo reale, assomiglia a un furto su larga scala. In definitiva, Google non solo mette in discussione la legalità della pratica, ma sottolinea anche l’impatto economico sulla sostenibilità a lungo termine della sua infrastruttura. A suo avviso, queste attività sfruttano massicciamente l’enorme investimento fatto per costruire un motore robusto, senza alcuna compensazione o contributo all’ecosistema.

Sorge una domanda chiave: questa pratica è semplicemente gratuita e illimitata o sta diventando una seria minaccia per l'innovazione legittima?

Scopri le tecniche di scraping/lart-de-la-data-a-votre-portee-comment-le-web-scraping-peut-transformer-votre-entreprise/">web scraping per estrarre facilmente dati online, automatizzare la raccolta di informazioni e ottimizzare i tuoi progetti digitali. Tecniche di elusione e il loro impatto sulla proprietà intellettuale.Ciò che sta suscitando scalpore ai massimi livelli è il metodo utilizzato da SerpApi per aggirare queste protezioni. L’utilizzo di centinaia di milioni di query false, mascherate da comportamento umano, consente di ingannare i sistemi anti-scraping. Combinando VPN, proxy e altri strumenti di anonimizzazione, l’azienda facilita il saccheggio dei risultati, inclusi elementi concessi in licenza come le immagini nei Knowledge Panel. Queste pratiche colpiscono al cuore la proprietà intellettuale, mettendo in discussione la legittimità del loro utilizzo commerciale.

I rischi associati alla violazione di questi diritti stanno diventando molto concreti.

La legislazione, in particolare il DMCA, proibisce esplicitamente questo tipo di elusione tecnica, il che mette SerpApi in una posizione precaria. La giurisprudenza potrebbe ora diventare più severa, costringendo un intero settore a rivalutare i propri metodi. Di cosa accusa Google SerpApi
Possibili conseguenze
Viola il DMCA aggirando la sicurezza e rubando contenuti con licenza
Cause legali, multe salate o persino sospensione del servizio Esplosione del volume di richieste automatizzate
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Pressione sull’infrastruttura, aumento dei costi per Google

Nessun compenso o contributo all’ecosistema

Compromissione del modello di business di Google

Le prospettive del web scraping in un panorama in rapida evoluzione

Questa battaglia legale non è semplicemente una questione di legalità. Offre uno sguardo al futuro del web scraping, destinato ad alimentare un intero ecosistema di intelligenza artificiale e ricerca online. Entro il 2026, questo settore dovrà destreggiarsi tra innovazione, rispetto dei diritti e sicurezza. La tendenza è chiara: le grandi aziende, a partire da Google, vogliono controllare l’accesso ai dati dominanti erigendo barriere tecniche e legali. Questa evoluzione è guidata dal desiderio di proteggere la propria proprietà intellettuale di fronte a un’ondata di query automatizzate. La conseguenza diretta? Un accesso ai dati più difficile, persino limitato, per gli operatori indipendenti o innovativi. Per alcuni, questa battuta d’arresto potrebbe soffocare la creatività e prolungare la dipendenza dagli operatori ufficiali. Altri, tuttavia, stanno prendendo in considerazione soluzioni alternative come collaborazioni o l’implementazione di standard aperti che facilitino la compatibilità e la trasparenza.

Questo contesto solleva anche la questione della futura legittimità delle API pubbliche e ufficiali. Se Google limitasse drasticamente ciò che è accessibile, potrebbe spingere alcuni verso pratiche clandestine, aumentando così i rischi di hacking o abusi. Gestire la proprietà intellettuale diventa quindi una vera sfida, in cui ciascuna parte deve trovare il proprio equilibrio: riconoscimento giuridico, rispetto dei diritti e interessi commerciali.

Il scraping/lart-de-la-data-a-votre-portee-comment-le-web-scraping-peut-transformer-votre-entreprise/">web scraping è una tecnica per l’estrazione automatica di dati dai siti web, utilizzata per raccogliere e analizzare grandi quantità di informazioni.

  • Potenziali soluzioni per una regolamentazione equilibrata
  • Di fronte a questa complessa questione, diverse strade possono contribuire a plasmare un futuro più pacifico. La prima prevede la creazione di partnership strategiche tra Google e attori innovativi per condividere legalmente i dati tramite API ufficiali. Ciò richiede una revisione del modello attuale, spesso restrittivo, per rispettare la proprietà intellettuale e incoraggiare l’innovazione. Iniziative come l’implementazione di standard aperti o licenze condivise potrebbero promuovere un accesso più trasparente ed equo.
  • In secondo luogo, è essenziale rafforzare i quadri legislativi per regolamentare meglio lo scraping, lasciando al contempo spazio alla sperimentazione, in particolare nel campo dell’intelligenza artificiale. La legislazione dovrebbe anche includere sanzioni deterrenti per le pratiche abusive, proteggendo al contempo coloro che operano nel rispetto delle regole. L’evoluzione della giurisprudenza, basata su casi come Google contro SerpApi, potrebbe forgiare una nuova dottrina giuridica, facilitando la coesistenza di pratiche diverse.

Incoraggiare la trasparenza nei metodi di recupero dei dati 🕵️‍♂️

Promuovere la creazione di standard aperti per l’accesso ai risultati di ricerca 🌐

Implementare licenze condivise che rispettino la proprietà intellettuale 📜

Rafforzare la legislazione contro le pratiche di elusione illegali 🔒

Stimolare la collaborazione tra le principali piattaforme e gli operatori indipendenti 🤝

Sfide legali: verso una nuova era per la raccolta dati online

Il procedimento legale avviato contro SerpApi invia un segnale forte. La regolamentazione dello scraping, soprattutto quando riguarda i dati dei risultati di ricerca, deve rientrare in un quadro chiaro per evitare l’anarchia. Se Google spinge per una regolamentazione rigorosa, lo fa anche per proteggere i propri diritti di proprietà intellettuale di fronte a query automatizzate di massa. Nel 2026, la sfida è trovare un equilibrio: favorire l’innovazione garantendo al contempo il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale.

Questo contesto sta anche ridefinendo il modo in cui gli attori economici affrontano le proprie strategie. Alcuni si stanno orientando verso la creazione di un proprio indice, che richiede investimenti colossali, mentre altri chiedono una legislazione più flessibile, che consenta lo scraping entro limiti chiaramente definiti. La posta in gioco è alta: far coesistere un ecosistema di innovazione dinamico con l’essenziale tutela dei diritti e dei contenuti protetti. La giurisprudenza futura, in particolare quella avviata dalla causa di Google contro SerpApi, probabilmente plasmerà queste regole del gioco a lungo termine.

https://www.youtube.com/watch?v=lulRHA_FMIY

Lo scraping dei risultati di ricerca sarà ancora legale nel 2026?

Tutto dipende dall’uso e dai metodi impiegati. Le pratiche che rispettano la legge sul copyright, come l’utilizzo di API ufficiali, sono legali. Tuttavia, lo scraping massiccio, l’aggiramento delle misure di sicurezza e il furto di contenuti con licenza sono sempre più soggetti a sanzioni legali.

Quali sono le conseguenze per le aziende che utilizzano lo scraping nel 2026?

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